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Benvenuti su queste pagine, "chiunque voi siate". Come sempre, in queste righe è racchiuso il riassunto del nostro pensiero in relazione alla manifestazione appena svolta e abbiamo piacere che leggiate questo articolo.
Per questo motivo, chi scrive, ha deciso di evitare pesanti "dilungamenti" o inutili ripetizioni, puntando su 2 aspetti che ci sono sembrati alla base di questa edizione 2008 di DIVINO IN VINO. Uno è questo. Il vecchio detto per cui "nessuno dà niente per niente" non è mai stato applicato così alla lettera. In altre parole, troppi espositori (per fortuna non tutti), hanno dato più risalto alla presentazione dei vini che erano disponibili anche in vendita, a scapito delle produzioni migliori. Secondo il loro punto di vista, probabilmente, non si addicono al "mercato" proposto dalla manifestazione o al target del pubblico che vi partecipa. Se ciò si fosse tradotto con un invito presso la sede aziendale, per una più approfondita degustazione, ci sarebbe andato anche bene, invece no. A nostro modo di vedere, il "baricentro" del marketing non dovrebbe tendere esclusivamente ad una rappresentanza delle proprie etichette negli espositori dell'enoteca regionale. La clientela, e specialmente quella più esigente, va invitata in "cantina", va loro descritta la realtà aziendale, vanno offerti i vini migliori e proposti acquisti di bottiglie da tavola e per le occasioni migliori.
La seconda riflessione riguarda le degustazioni alle quali ci siamo dedicati. Il compito che ci eravamo assegnati era "Il Pecorino". Finalmente ci piace riscontrare che già negli ultimi anni, e nell'ultimo in special modo, c'è stata un proliferazione di produzioni di pecorino. Diciamo finalmente perchè, in tutta onestà, il "vecchio" falerio, con il suo disciplinare a percentuale variabile di trebbiano, pecorino, passerina e con la possibilità di utilizzare anche "incognite" varietà di uve locali a bacca bianca, non consentiva, ai bianchi della nostra zona, una possibilità di ascesa tra i vini di un certo livello, di lunga vita e aromi intensi.
Con la riscoperta, dunque, di questo vitigno tipico del sud delle nostre Marche (e zone limitrofe), ci siamo detti: "andiamo a trovare i punti in comune".
Ma l'asino, come qualcuno avrebbe osservato, cade proprio qui! Ovviamente abbiamo degustato "Pecorini" che rispondono al disciplinare, e ci siamo trovati di fronte a risultati completamente diversi (più o meno come accadeva per il falerio). La domanda è: come mai? Nei colori si va dal paglierino scarico all'ambrato (vi può sembrare normale, ma non lo è, tra bottiglie non invecchiate), il corpo, che noi ci aspettavamo di buon livello, sembrava di poco conto; forti odori e buoni aromi sono i soli aspetti positivi. In alcuni casi i retrogusti erano sgradevoli, in altri predominava un sapore troppo alcolico per scarso equilibrio. Ci saremo sbagliati... O forse no! Il risultato è che non c'era sicuramente una buona rappresentanza.
Ci è sembrata una "corsa" tra "atleti" non proprio tutti "in forma" per affrontare un confronto (se dico competizione, direte tutti che non è una gara!!!).
Per questi motivi abbiamo deciso di non dare dei voti netti, ai vini degustati, ma di raggruppare le etichette in tre fasce: A, B, C (con la qualità migliore rappresentata, ovviamente, in fascia A).